Carlo Picchiotti

Tre atti impuri

Tre lavori teatrali totalmente diversi nello stile, nei soggetti, nell’analisi dei temi. Uniti da un solo filo rosso, l’autore, profondamente contaminato a sua volta dalla propria carriera professionale di manager e da una passione assoluta per la musica.
Tre atti dunque, e tre monologhi.
Il primo, W.A.M., ironia della morte, è un irriverente atto d’amore per Wolfgang Amadeus Mozart, il quale ripercorre con rabbia le tappe della propria vita con il preciso intento di porgere un ultimo, feroce tributo: un testamento musicale dedicato a se stesso ma reso al suo pubblico, che finalmente potrà apprezzare quanto il genio l’abbia potuto amare.
Il secondo lavoro proposto in questa raccolta, Se solo me lo avessero detto, è un bluff che parte dallo scoppiettante multiuso di ogni singola parola che compone questa espressione, per riunirle poi tutte in un’unica danza simbolica e sorridere, con un po’di intelligenza, sugli spunti che ormai ogni giorno il linguaggio ci offre.

Il terzo testo, Riverisco Madre, è dedicato alla dignità delle donne. Le due protagoniste parlano dal parlatorio di un carcere e spiegano perché, con il delitto, si sono riprese la dignità: la prima quella laica della mente, la seconda quella religiosa dello spirito. Un tema forte, svolto con i tempi musicali di una forma sonata per concludersi con l’esposizione di una circolarità dell’opera che ricorda – guarda caso – l’impostazione del Requiem di Mozart.

Indice


Simona Marchini, Presentazione

L’autore

Introduzione

W.A.M., ironia della morte

Se solo me lo avessero detto

Riverisco Madre

 

 

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pp. 75

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