Il Corriere della Sera Magazine 17/2/2005, n. 7

 

"Fare la spesa" migliora la qualità della vita femminile

 

Le donne si sacrificano: per il marito, per i figli, per far quadrare il bilancio di quella complicata azienda che è la famiglia. Anche gli uomini si sacrificano: per la patria, per la carriera, per lottare per la sopravvivenza. Queste immagini speculari -consacrate dalla tradizione sebbene oggi ruoli e funzioni maschili e femminili siano in trasformazione- hanno suggerito ad alcuni studiosi dell'Università di Napoli, L'Orientale, di utilizzare il tema del sacrificio come chiave di accesso all'analisi della differenza sessuale. Tra i molti percorsi sacrificali esplorati (raccolti in un Quaderno del Dottorato di ricerca in "Storia delle donne e dell'identità di genere", realizzato in collaborazione con altre università e pubblicato dalle edizioni Biblink) uno in particolare rovescia le carte in tavola degli stereotipi dominanti: quella quotidiana forma di sacrificio che, ignari di tale senso, correntemente chiamiamo fare la spesa. Lo spiega Renata Ago nella prefazione, facendo riferimento a uno studio dell'antropologo inglese Daniel Miller: nello shopping per rifornire la casa di beni di consumo, le donne sacrificano denaro e tempo per produrre affetti. Ma l'aspetto più interessante dello shopping-sacrificio riguarda il demonizzato consumismo: contrariamente a ciò che si tende a credere, il consumismo non vittimizza affatto le donne, spingendole a uno spreco cieco, coatto ed eterodiretto. Perchè la varietà e molteplicità delle merci consente una scelta altamente individualizzata, in grado di rendere il loro atto sacrificale particolarmente adeguato al fine affettivo. Come dire che le donne non sono affatto consumate dal consumismo ma -consapevoli "che la vita è più che il solo vivere"- se ne servono sapientemente per migliorare la qualità delle loro relazioni umane.

 

(Elisabetta Rasy)

 

 

Il Foglio 16/10/2004

 

Aa.Vv.
Il sacrificio

 

Sacrificarsi è un "morire per altri" scrive Edoardo Ferrario in questa raccolta di saggi a cura di Renata Ago, dove per "altri" s'intende "dall'altro uomo all'assolutamente Altro, da una comunità sociale o nazionale all'umanità in genere". Morte sostitutiva dunque, "il sacrificio è il nome di ciò che rende la morte simbolica, fruttuosa, 'non inutile`. Affrontato con taglio diverso e interdisciplinare da antichisti, filosofi, antropologi, letterati, storici, il fenomeno del sacrificio, oggi drammaticamente attuale, sembra essere "sfuggente in termini di definizioni e oscillante in termini di valutazione". Unica certezza in questo mare magnum di interpretazioni e di analisi sta nel fatto che nell'uso della nozione di sacrificio sono sempre chiamate in causa giustificazioni che attirano "la morte nella sfera di interessi più alti di quelli della vita di singoli uomini: interessi nazionali, comunitari, sociali, etico politici, religiosi, umanitari". Se George Simmel sottolinea la natura economica del sacrificio, individuando uno stretto rapporto di reciprocità tra scambio e valore, Piero Angelini si sofferma su quattro teorie storico etnografiche del sacrificio in generale: sacrificio dono, sacrificio comunione, sacrificio primiziale e autosacrificio, ossia sacrificio di se stessi. Il potere fortemente rituale del sacrificio è invece sottolineato da Angelo Torre, mentre Angelini a questo proposito scrive che il sacrificio "è più di un rito: è una fabbrica di sacro". D'altra parte non è solo la collettività a trarne vantaggio, ma "l'individuo stesso che ne ricava una forte legittimazione sociale". Gian Piero Piretto indaga il ruolo del sacrificio quale elemento topico della cultura russa tradizionale, Pilar Cantò narra la vicenda della femminista spagnola Clara Campoamor, vissuta negli anni Trenta e di come "abbia speso senza riserve la propria vita al servizio del voto alle donne", Daniella Gagliani affronta il tema del sacrificio inteso come "forma di religione politica" per l'ideologia fascista. Raya Colien invece analizza il "ruolo del sacrificio militare nella costruzione dello Stato e della cittadinanza israeliana" sottolineando "come la differenza di genere permei l'ethos della guerra". Ma sacrificio è anche la prostituzione delle donne straniere costrette a vendere se stesse nell'Italia di oggi (Luisa Leonini) o l'anoressia vista come autocondanna "al voto della frustrazione e della privazione per antagonismo nei riguardi dell'etica moderna dell'appagamento" (Gabriella Ripa di Meana). Chiude la raccolta l'interpretazione di Edoardo Ferrario che sovverte la logica stessa del sacrificio come scambio e parte dalla vicenda di Abramo e Isacco in "Timore e tremore" di Kierkegaard. E' "il comandamento della fede, della responsabilità verso Dio" che fa uscire il sacrificio "dai limiti di competenza della ragione", facendolo apparire "ai nostri occhi, privo di ogni logica, di ogni economia di senso, di ogni giustificazione". La "possibilità dell'impossibile" della fede.

 

(Gaia Marotta)