Corriere della Sera- Magazine 17/03/2005
Quando l'nfanticidio era il minore dei mali
Maternità contrastate, relazioni pericolose, torbidi intrecci familiari: il libro che una storica, Margherita Pelaja, ha intitolato Scandali (edito da Biblink) è un crudele com'eravamo della vita femminile di non molto tempo fa: dedicato a sessualità e violenza nella Roma dell'Ottocento, si spinge infatti fino all'inizio del secolo scorso. Non si tratta di grandi casi criminali: lo scandalo, così come la violenza, erano annidati nella vita quotidiana delle donne. Pelaja è andata a ritrovarne le tracce soprattutto negli archivi dei tribunali ecclesiastici della Roma papale, ma non erano i giudici religiosi i più accaniti contro le trasgressive, quelle che si erano fatte sedurre o che avevano avuto figli illegittimi: la loro principale preoccupazione era riportare con matrimoni riparatori l'ordine infranto. Più accaniti erano le famiglie stesse e il gruppo sociale di appartenenza: la maternità era considerata doverosa solo nelle condizioni che rispettavano l'interesse familiare. Nessun istinto materno, nessun diritto alla vita erano contemplati, tanto che l'infanticidio era considerato talvolta il minore dei mali. Anche quando Roma diventa la moderna capitale d'Italia, come si legge, nel 1882, nelle parole di un giurista laico: «l'uccisione di un infante illegittimo non può davvero considerarsi una perdita grave per la società», perché «produce un danno minimo». Colpisce nel libro di Pelaja la straordinaria solitudine delle figure femminili di cui si occupa: anche quando cercavano di rispettare le regole del gioco sociale, di mercanteggiare, di contrattare sul loro corpo e sulla vita e la morte dei figli, bastava un passo falso per essere respinte nella terra degli emarginati senza speranza.
Elisabetta Rasy
Società italiana
per lo studio della storia contemporanea, Il mestiere di storico,
Annale III/2002
Margherita
Pelaja, Scandali. Sessualità e violenza
nella Roma dell'Ottocento,
Roma, Biblink, pp.154, € 14,64
(il testo è disponibile anche in formato elettronico al sito
www.biblink.it, € 7,23)
È una
raccolta dì sei saggi che erano stati pubblicati, in sedi diverse,
tra il 1981 e il 1996.
L’Introduzione di
Renata Ago (pp. 7 16) è preziosa nel sottolineare il percorso
compiuto: dalla attenzione privilegiata all’individuale, condivisa
dal gruppo di "Memoria" dove il primo contributo apparve, fino
all’impostazione più recente dove le vicende di donne e
uomini "subalterni” sono viste sullo sfondo di comportamenti
collettivi e di alcuni valori condivisi tra popolo dei fedeli e autorità civili
ed ecclesiastiche.
Otre al comune denominatore tematico rapporti sessuali illegittimi, violenze
carnali, matrimoni e infanticidi nella Roma e dintorni dell'Ottocento , un
filo conduttore importante nella raccolta è quello metodologico, perché in
ogni saggio l'autrice ricorre sostanzialmente allo stesso tipo di fonti giuridiche,
ma con interrogativi e modalità sempre più complessi. Dal Tribunale
civile e penale dì Roma ha estratto un caso di infanticidio (commesso
nel1882 da una serva abruzzese emigrata a Roma), narrato in modo scarno per
riproporre problematicamente la questione del sentimento materno; dallo stesso
fondo ha individuato e collegato fra loro due altri infanticidi dì avvenuti
nella stessa piccola comunità a distanza di un lustro, per verificare
quali tensioni e strategie si scatenino non tanto tra i diretti protagonisti,
o intorno alla creatura partorita e uccisa, o riguardo all'onore della donna
incriminata, quanto nelle dense relazioni cui fanno riferimento i nuclei familiari
coinvolti, il cui prestigio sociale è rimesso in gioco. Dagli atti della
Segreteria del Vicariato, Pelaja ricava dati su creature e madri illegittime,
matrimoni riparatori, per analizzare quali siano stati i percorsi di vita delle
nubili a partire dalla nascita di un figlio che hanno riconosciuto. Dal Tribunale
del Vicariato, che aveva la giurisdizione sui reati contro la morale e la religione,
segue il capillare sistema ecclesiastico di controllo del concubinaggio per
evidenziare che esso tendeva a regolarizzare più che a reprimere, e
come i cittadini dello Stato del Papa cercavano dì sfuggirvi o invece
di valersene. A partire dagli unici due registri di Querelari rimasti allo
stesso Tribunale, l’autrice individua i casi dì stupro, appena
una ventina tra il 1848 ma su questo materiale esiguo esibisce una lettura
critica sulle caratteristiche della narrazione, sulle difformità lessicali
nel discorso giuridico e in quello popolare che rinviano a universi mentali
diversi, entrambi complessi. La raccolta di questi saggi ben conferma quanto,
nella connessione tra storia giuridica e storia sociale, sia fruttuosa l'impostazione
per problemi.
Patrizia Guarnieri
Corriere della Sera n. 49, 2 dicembre 2001
Memorie
Ma la famiglia tradizionale forse non e mai esistita.
È in
corso il nuovo censimento, che fotograferà la situazione sociale
italiana. Ma qualcosa già possiamo dire in anticipo: leggeremo
sui giornali che sono in aumento convivenze, figli nati fuori dei matrimonio,
divorzi e seconde unioni.
In sostanza, ne risulterà l'allontanamento dal modello di famiglia tradizionale.
Ma questo modello di matrimonio regolare e unico, di figli legittimi, di rispetto
delle regole che la società e la morale imponevano, è esistito
veramente? È esistita una società in cui questo fosse il modo
di vita prevalente? Le ricerche degli storici parlano chiaro: no. Perché nel
passato le trasgressioni erano molte, anche se meno manifeste, e la tolleranza
delle autorità in proposito molto larga, sia pure in uno Stato come
quello pontificio decisamente confessionale. Ce lo racconta, con vivaci esempi,
un libro di Margherita Pelaja (Scandali. Sessualità e violenza nella
Roma dell'Ottocento): risulta così che già nella Roma ottocentesca
uomini e donne decidevano di vivere in coabitazione prima che in matrimonio,
sia in modo clandestino (se esistevano unioni precedenti) sia apertamente,
in modo da indurre le autorità a celebrare con rapidità e gratis
le nozze. Molte anche le incertezze sulla legittimità di alcune unioni,
a causa dei marasma anagrafico e delle difficoltà di comunicazione,
come nel caso esemplare e anche esilarante di un cedo Tizio, che a Parigi sposa
Berta, la cui sorella aveva conosciuto carnalmente dietro promessa di matrimonio
Ma prima di consumarlo con Berta, Tizio si reca a Roma, dove, dopo aver giurato
di essere celibe, prende in sposa Caia, a sua volta parente di Berta. Su domanda
dell'interessato, il tribunale dei Vicariato rispose che non doveva considerare
sua moglie nessuna delle tre. Anche su trasgressioni gravi, come gli infanticidi,
cala spesso l'oblio, per permettere alle sventurate madri di rifarsi una vita.
Non siamo solo noi, quindi, ad avere inventato l'elasticità delle norme,
né la transitorietà dell'onore, maschile e femminile, che si
perde, si riacquista, si aumenta e si investe.
Lucetta Scaraffia
CNR - Almanacco delle Scienze, novembre 2001
Scandali.
Sessualità e violenza nella Roma dell'Ottocento
Scandali.
Sessualità e violenza nella Roma dell'Ottocento racconta la
storia della sessualità nell'800 con taglio narrativo e sensibilità storiografica,
attraverso le carte inedite degli archivi dei tribunali romani. Un
viaggio tra adulteri, stupri e infanticidi condotto dalla storica Margherita
Pelaja, attraverso le parole degli stessi protagonisti, Il libro, pubblicato
da Biblink editori, è un'interpretazione non convenzionale della
storia della morale cattolica, che smantella un luogo comune, diffuso
e tutt'ora alimentato: che la Chiesa abbia sempre rappresentato un
centro di repressione della sessualità, soprattutto se praticata
fuori dal matrimonio.
“In realtà - spiega Margherita Pelaja - la presenza a Roma delle
più alte gerarchie della Chiesa ha fornito paradossalmente un incentivo
alle copule carnali illecite. E non ci si limitava a praticarle furtivamente,
Ma venivano addirittura pubblicizzate, con racconti ai vicini, ai parenti e ai
compagni di lavoro".
Lo scopo di questi comportamenti, precisa l'Autrice, era quello di mobilitare
i giudici ecclesiastici per ottenere favori di vario genere: dispense, risparmi
sui certificati ma soprattutto la convalida ufficiale delle Autorità alle
unioni di fatto. Il tutto con la benedizione di parroci e cardinali.
Margherita
Pelaja, storica, fondatrice di Memoria, la
prima rivista italiana delle donne, e della Società italiana
delle storiche, vive e lavora a Roma e conduce da anni
ricerche sulla storia della sessualità.
Roberto Alatri