Il Foglio 2/04/2005
Colette Soler
L'epoca dei traumi
Terrorismo, guerre, genocidi, catastrofi naturali, infinito è l'elenco delle tragedie che l'uomo di questo ultimo secolo si è trovato a fronteggiare. Atrocità che lo hanno visto nella veste di vittima, di carnefice ma anche di semplice spettatore, tragedie che si è cercato di spiegare con motivazioni di volta in volta politiche, sociali, religiose, culturali, ecologiche. Ma che alla fine hanno lasciato l'umanità intera con una inquietante sensazione di non‑senso. "Le società moderne, ovunque si trovino, per effetto della globalizzazione, sono soggette sempre più a shock di valore traumatico. Irruzioni impreviste del reale, che lasciano un marchio indelebile nelle esistenze di chi le subisce": questa la riflessione intorno alla quale ruota l'ultimo libro della psicanalista lacaniana Colette Soler. Perché "epoca dei traumi" ? "Il trauma viene riferito a un reale che piomba addosso, un reale impossibile da anticipare e da evitare, un reale che esclude il soggetto,che s'incontra e di fronte al quale il soggetto 'non può farci nulla' tranne che portarsi dietro una serie di conseguenze negative, tracce indimenticabili". La gente subisce, rimuove ma non dimentica. II trauma, le ferite restano. In questo contesto oggi è la società a offrirsi come Altro riparatore.
Conclamata la morte di Dio, caduta la nozione di destino sotto il colpo di un'inconsistenza certa, in una cultura senza Altro diventato inconsistente, la solidarietà collettiva si offre come un Altro di sostituzione "misero riparatore, compensatore del non‑senso reale". A un discorso in grado di "spiegare" i traumi che ci colpiscono si è sostituito, secondo la studiosa francese, un "discorso bucato" non più in grado di legittimare e controllare la violenza, conferendole un senso: "Non ci sono eccessi nell'orrore che un discorso consistente non possa domare, legittimare, sublimare". Il soggetto moderno, privo di una grammatica delle concezioni del mondo, è sempre più esposto alle sorprese del reale, sempre più sprovveduto dinanzi a esso. Più che mai "traumatizzabile". D'altronde, aggiunge la Soler, "si vede come le irruzioni del reale traumatico generino l'appello all'Altro, allo scopo di dare senso all'insopportabile o almeno perché iscriva la ferita ingiustificabile nel gran libro di ciò che Lacan chiamava 'la contabilità universale'. In un mondo senza Dio, a esercitare una sorta di supplenza laica è il grande libro della memoria umana che, in mancanza del dare senso, registra l'avvenuto. Nel Ventunesimo secolo si è perso il senso dell'ineluttabilità, del destino tragico e si è acquisito il senso della contingenza".
(Gaia Marotta)